La Techne di Paolo Benvenuti - Critica dell'opera del giovane artista

paolo benvenuti

La Techne di Paolo Benvenuti

Potrebbe sembrare, ad una prima e fugace considerazione, che il giovane scultore Paolo Benvenuti operi su due registri completamentamente diversi ed antipodali, quello figurativo e quello astratto, tra loro incomunicabili; tuttavia, a ben meditare, v'è un filo conduttore, una comune poetica, che lega le levigate forme quasi brancusiane delle Nere navi o di Gasolio alla Mucca del 2002, fino a Sferoche fu del 2006. E con l'arte polita di Brancusi sono da mettere a confronto, ad esempio, la Nave del 2002 e il Neonato del 1915 al museo di Philadelphia, oppure Marmo nero del 2004 e la Testa della Tate Gallery datata al 1919-1923. Come l'artista rumeno, infatti, il giovane Benvenuti denuncia un amore per la scultura medievale "minore", quella dei lapicidi anonimi di amboni e capitelli figurati delle sue pievi toscane, che lo conduce, attraverso una operazione di sintesi estetica, alla definizione di forme pure e primordiali, poiché, come ammonisce il Buonarroti, la scultura si fa per forza di levare...

Nella Mucca il corpo dell'animale è costruito tutto con dinamiche e moderne forme-linee di forza che terminano in un muso essenziale di stilemi desunti da capitelli romanici. Si ripete il gioco d'onde sinuoso, transeunte armonia fissata nel marmo, con idea stavolta quasi boccioniana di scolpire il movimento, in Mare (2003) ed ancora, il medesimo pensiero, in misure meno grandi, ma con la medesima monumentalità, ricompare nella Saliera dello stesso anno.

Le Nere navi rimandano invece ad omeriche suggestioni ed il Gasolio in marmo nero del Belgio (2003) pare quasi traduzione petrosa, lucida e perfetta, di quel "mare colore del vino", nero e rilucente, invenzione del poeta greco. Ma è nella serie dello Sferoche fu (2006) che appare in pieno il retaggio dalla cultura ellenica e la raffinata complessità tematica dell'arte dello scultore toscano, riallacciandosi Benvenuti per concetto alla filosofia presocratica, alla teoria dell'armonia polemica dei quattro elementi dell'universo: Terra-Aria-Fuoco-Acqua, ed operando una traduzione formale di essa con l'uso di fogge al contempo geometricamente assolute ed icastiche con richiami alla scultura classica; i mascheroni rammemorano i loro antenati etruschi, greci e romani, ad esempio, nel teatro di Ostia antica...

Pure le madonne, citazioni, rispettivamente una da Pontormo (la Deposizione di santa Felicita) e l'altra da Jacopo della Quercia, significano la volontà di riconnettersi alla grande tradizione figurativa (ma pure tecnica) del Rinascimento, di riallacciare un frugifero dialogo (in senso anche maieiutico e platonico) con le proprie radici culturali. E con tale aureo e prezioso retaggio specialmente tecnico-artigianale, il colloquio conduce Benvenuti anche a sperimentare strumenti ormai desueti per la scultura contemporanea, quali il trapano ad arco. Ma non s'intenda siffatta operazione quale bizzarria d'archeologia sperimentale, ma invero intento di indagare le ragioni di quelle antiche forme. Nella Madonna in raro marmo giallo di Siena del 2005, lo scultore studia le pieghe del panneggio e rinnova il messaggio stilistico di Jacopo. E il Rapace sempre in giallo senese, riecheggia le aquile austere di Giovanni Pisano... così come anche lo stemma deriva da comuni antenati posti su portoni di palazzi gentilizi.

Paolo Benvenuti, quindi, produce le sue forme con sapiente maestrìa tecnica, dovuta ad un mestiere sicuro (che l'arte senza mestiere, non è affatto techne e si riduce a mera elucubrazione intellettualistica), affinato da un curriculum da bottega rinascimentale, prima presso la scuola di scalpellino a Rapolano e quindi dalla collaborazione e dalla pratica con maestri contemporanei del calibro di Matthew Spender, Pietro Cascella, Mauro Berrettini, Jean Paul Philippe, ma anche dal restauro (che diviene intimo colloquio quotidiano) delle sculture gotiche della facciata e delle tarsie rinascimentali del pavimento della cattedrale di Siena. E siffatta antica abilità, soprendente davvero, che diviene ora nuova e moderna, costituisce garanzia di certo presente e sicuro futuro in così giovane artista.

Piergiacomo Petrioli
Università di Firenze
Storia della Critica d'Arte